14 dicembre 2009
Giù le mani dal TFR!!
“Il vero nodo da affrontare non è tecnico-normativo ma culturale”.
E’ una frase del Prof. Marco Biagi che amo moltissimo e che a mio avviso chiarisce in modo straordinario i veri ostacoli che si frappongono tra una visione del diritto del lavoro ancorata a sterili rigurgiti ideologici e un percorso che tende alla inevitabile modernizzazione di un mercato del lavoro.
Molti, purtroppo, preferiscono la protesta a buon mercato all’atteggiamento propositivo, forse per mancanza di idee o perché si è costretti a difendere una “fede” barricadiera anche quando questa spinge a dire solo NO!
In un momento di crisi economica internazionale, caratterizzata dal calo degli ordini, della produzione industriale, degli investimenti e dell’occupazione e che ha certamente impattato in maniera violenta sull’economia meridionale dove si continuano a scontare debolezze di carattere strutturale, qualcuno preferisce inoculare, ancora una volta in maniera surrettizia, slogan d’impatto piuttosto che pensare alla gravità dei problemi.
La vicenda di questi ultimi giorni relativa alla decisione del Governo di “dirottare” le somme di TFR trasferite all’Inps a copertura di poste inserite nella manovra 2010, appare l’ennesima ghiotta occasione per avvelenare il clima politico ed ingenerare dubbi e perplessità tra quanti vivono del proprio lavoro.
Ma c’è qualcuno che si chiede come governare la crisi? Quali strumenti l’ordinamento mette a disposizione dei datori di lavoro al fine di ridurre al minimo l’impatto della crisi sull’occupazione? Come garantire il mantenimento del patrimonio professionale dei lavoratori coinvolti nelle procedure di riduzione di personale?
C’è qualcuno che parla di cercare di evitare il depauperamento del patrimonio professionale (SKILLS) quale condizione indispensabile in vista di una futura ripresa, a pieno regime, dell’attività produttiva?
La scelta del Governo potrà anche essere discutibile, ma è di fatto “neutra”, e di certo non mette le “mani in tasca dei lavoratori” come si vuole far capire.
Qualche anno fa scrissi un articolo dal titolo “La precarizzazione di un lavoro che non c’è” nel quale cercavo di spiegare quanto fosse necessario spostare l’attenzione, dal posto di lavoro, al lavoro.
Oggi molti giovani eccellenti si trovano di fronte uno scenario deprimente nel quale esiste una forte tutela per chi ha già un posto di lavoro e nessuna attenzione verso chi quel posto lo meriterebbe per le proprie qualità professionali e culturali.
Vale la pena di seminare ancora bugie a danno delle generazioni future?


Scritto il 14-12-2009 alle ore 14:23
allora, sul punto non sono daccordo per una sola non contestabile ragione: la scelta di accantonare c/o l’INPS il T.F.R. fino ad allora posseduto dai datori di lavoro è avvenuto a seguito di espressa volontà dei lavoratori interessati, alla luce di normative che non prevedevono l’utilizzo di tali risorse da parte del governo. La modifica in tal senso modifica unilateralmente tale condizione.Andava prevista la possibilità per il lavoratore di modificare la scelta di accantonare il TFR c/o L’INPS.
Scritto il 14-12-2009 alle ore 15:57
Ottima osservazione Felice! Come ho detto la scelta del Governo può essere condivisibile o meno e mentre tu hai sollevato una problematica di opportunità, chi non ha le idee chiare, invece, si limità a dettare sterili proclami.
Grazie per l’intervento
Scritto il 14-12-2009 alle ore 18:16
Concordo con le osservazioni del Sig. Felice. Mi auguro che questa iniziativa governativa sia seguita da ulteriori manovre sul risparmio degli italiani: sarebbe grave che gli ammortizzatori sociali fossero finanziati attingendo al risparmio, trasformandolo nei fatti, in consumi immediati. Se così fosse, povera Italia
Scritto il 15-12-2009 alle ore 19:41
Dove finiscano i soldi poco conta, resta comunque la garanzia di quei fondi per la finalità legale pensionista. Tuttavia, non è bello vedere che il legislatore (il governo) prima dichiari una finalità apprezzabile e poi la vanifichi con spostamento di danaro nei fatti. Comunque non importa, concordo sul fatto che ai lavoratori non viene tolto nulla dalle tasche.
E sì, sono affermativo alla domanda sottintesi della necessità di dare maggiore attenzione ai giovani e alle forme contrattuali diverse da quella del lavoro subordinato, che personalmente non approvo per la rigidità che possiede a discapito della “collaborazione nell’impresa” di cui lo stesso art. 2094 c.c. (ma questo l’ho già trattato in un saggio e non voglio ripetermi).
Sarebbe ora di ripensare l’attuale “matrimionio” nel lavoro subordinato con possibilità di “separazione” unilaterale libero dietro garanzie patrimoniali, sulla scorta delle idee di Ichino che mi sono sembrate buone e come tali ampiamente contestate dallo schieramente politico in cui rientra il suo partito…
-Loud-
Scritto il 17-12-2009 alle ore 01:12
Io vorrei capire quale sia la posizione non ideologica quando si parla di retribuzione (anche se differita), in fondo si chiedeva al ddl di accantonare un piccolo importo mensile per garantire il lavoratore nei momenti di difficoltà…poi però prima si è portato da una mensilità annua lorda ad un importo pari a retribuzione annua lorda/13,5 (e già l’importo è diminuito), poi lo si è dirottato su fondi pensione in perdita (e lascio immaginare come si possano sentire i lavoratori “truffati” anche dai loro sindacati), adesso lo si dirotta sulle spese correnti. Diciamolo ai lavoratori…costate troppo…i soldi si rendono a quelle ottime imprese che, loro sì avvedute, hanno portato i soldi all’estero in tempi passati senza pagare tasse ed ora li riportano in italia accolti a braccia aperte. Lasciamo perdere…è solo questione di potere contrattuale. Auguro a tutti che questi giovani e vecchi lavoratori arrivino fino a Natale con i loro miseri stipendi…altrimenti, come si dice, il bisogno farà trottare la vecchia. Auguri di buone feste e Cordiali saluti.
Scritto il 17-12-2009 alle ore 02:38
E’la prima volta che intervengo e non sono d’accordo su parecchie cose, la discussione sui soldi tolti ai lavoratori è “di pura lana caprina” e serve a molti per fare titoli su cose però che sono vere: non si ruba nulla ma con il futuro che si prospetta all’orizzonte siamo tutti preoccupati della nostra pensione.
Io ho 56 anni e sono uno di quelli definiti fannulloni dal ns Brunetta; ho sempre lavorato, iniziando a 16 anni nell’artigianato diventando padrone di una ditta con 5 operai, poi dopo un intermezzo nella grande industria, (FIAT Grandi Motori) di 3 anni, la vita mi ha portato a scegliere l’ente pubblico. Con questo voglio dire che non è assolutamente vero che solo nel pubblico ci sono i fannulloni, ci sono dappertutto, fra i miei 5 operai c’era chi faceva di più e chi di meno e posso dirlo con cognizione di causa; io propongo di smetterla con la nenia dei privileggiati, dei posti sicuri ecc.
Scusate l’antefatto ma ora riprendo quanto sopra, come la mettiamo con tutti quelli che per anni hanno solamente incamerato (moltissimi)liquidi senza investimenti sul “lavoro”, come dice lei e sul quale sono d’accordo che è la base della vera economia, investendo in finanza allegra perchè garantiva facili guadagni e quella volta pochi rischi?
Tutti questi ora stanno mandando i dipendenti in cassa integrazione perchè? Il famoso detto: gli utili si mettono in tasca i debiti si dividono fra tutti (versione personale)in Italia funziona sempre. Non vi sembra?
La storia ci insegna che ogni crisi può tornare utile per fare le cose che in tempi cosidetti normali non si possono fare…e a pagarne le conseguenze sono sempre i piccoli che non gliene frega niente dello scudo fiscale perchè non hanno niente da far rientrare, ma sono molto arrabbiati per le tasse che, loro si, continuano a pagare anche per chi non le paga ed usa lo scudo fiscale.
Io ho un figlio ingegnere di 31 anni che non trova lavoro per cui si può capire che il futuro dei giovani mi è molto caro ma, non si può parlare di poveri giovani che non hanno spazio perchè chi ha già un lavoro è garantito mentre chi non ce l’ha rimane a spasso. Vogliamo mandare a casa anche quelli che hanno il lavoro e che magari mantengono altri in famiglia che non ce l’hanno, che in contemporanea pagano le tasse sul lavoro mantenendo lo stato che di fatto dovrebbe mantenere i servizi specialmente sociali perchè così si lascia il posto a chi non riesce a trovare lavoro? Lo stato ormai quando i lavoratori vanno in pensione non sostituisce più se non in piccola parte, perciò meno male che ci sono ancora dei posti sicuri che portano sollievo nelle famiglie, pagano le tasse contribuendo al benessere.
Per anni c’è stata la corsa al precariato da parte di tutti, oggi si vedono i danni che ha provocato: difficoltà d’inserimento lavorativo, precarietà a lungo termine e quindi insicurezza nei giovani, scarsa fiducia nel futuro, ragazzi e ragazze che non riescono a costruirsi una vita o una famiglia in autonomia sbandati dediti ad altro ecc…
Il problema era è e rimane il lavoro, non tanto le tutele di chi il lavoro ce l’ha; è un falso a mio modesto parere utile solo ad innescare un pensiero perverso che mette qualcuno contro qualcun’altro, utile a chi magari per convenienza economica ha delocalizato le proprie industrie per vantaggi economici ecc., ne potremmo fare un bel elenco non crede?
Tutti sappiamo o perlomeno dovremmo sapere quanti lavoratori bravi esperti con esperienza pluridecennale di 45-55 anni hanno perso il lavoro e potrebbero non trovarne un altro (per molti è così già da qualche anno) perchè le ditte assumono con contratti a termine, o simili, giovani che “usano” e continuamente rimpiazzano con altri giovani perchè così sono sempre ricattabili ingenerando una perversa spirale di lotta fra poveri; magari: dott. ing. ach. prof ma di fatto poveri.
Io purtroppo non ho la verità in tasca e neanche la soluzione pronta all’uso ma credo, che dobbiamo smettere tutti di cercare di scaricare su “altri” cose che invece andrebbero analizzate ponderate in tutte le loro sfaccettature per cercare una soluzione praticabile ed utile a molti se non a tutti.
Per questo ripropongo la sua frase: perchè seminare ancora bugie a danno delle generazioni future?
Un cordiale saluto ed un augurio di buone feste.
MK
Scritto il 18-12-2009 alle ore 19:01
Marino, grazie per il tuo articolato intervento che meriterebbe davvero un serio approfondimento.
Il tuo contributo è interessante proprio perchè viene fuori da esperienze dirette che fanno ben comprendere la delicatezza dei temi del lavoro.
Il lavoro è il lavoro, non è di destra nè di sinistra e per tale ragione non può essere legato vincoli ideologici, ma trattato sulla base di precise regole economiche affinchè possa essere considerato sostenibile.
Sul tema della precarietà è stata, a mio modestissimo avviso, artatamente messa in atto una campagna mediatica fuorviante che è costata la vita ad intelligenze pure, che hanno avuto il solo torto di mettere a disposizione della politica la propria scienza.
L’esempio tipico è quello delle co.co.co. (e pro.) che nascono per smascherare i c.d. lavoratori autonomi “a ricevuta” e che per mille motivi di certo lontani dalle finalità perseguite dal legislatore sono diventate sinonimo di precarietà.
Se il lavoro non si crea, non può esistere un posto di lavoro vero.
Riguardo agli Enti Pubblici, nessuno mette il naso tra le assunzioni clientelari di portaborse, assistenti e quant’altro, contrattualizzati da co.co.pro. sapendo “ex ante”, che quei contratti sarebbero prima o poi stati convertiti “ex lege” in contratti di lavoro subordinato a causa della mancanza dei requisiti richiesti dalla normativa.
Questa è la vera precarietà, quella indotta da un uso distorto degli strumenti di collocamento della manodopera.
E poi….anche nel privato, esistono imprenditori e prenditori, esistono persone perbene che a costo di sacrifici immensi tirano avanti la “baracca” mantenendo i posti di lavoro e altri che scappano via con la “cassa”.
E’ ormai ora di pnsare ad un futuro sostenibile, per questo parlo di bugie….
Scritto il 20-12-2009 alle ore 13:32
Penso che la responsabilità della crisi è di chi detiene il potere economico che trasforma le regole a sua convenienza servendosi di pupazzi messi ad arte a gestire e monopolizzando ogni cosa.E’ indispensabile che ognuno ritrovi la propria dignità ed i valori essenziali umani,operando in coscienza e rinunciando a qualsiasi compromesso che del resto danneggia sempre qualcuno o qualcosa,infatti la società di cui facciammo parte tutti sta andando sempre più a fondo.Il paradosso è che i pupazzi,almeno nel potere politico,li designiamo noi facendoci adescare da promesse di sopravvivenza .Quando ci convinceremo che i diritti non devono essere concessioni e pretenderemo che le regole democratiche non assolvano chi commette devastazioni sociali ,che provocano sempre vittime,e paghi duramente per i reati commessi nella sua funzione di responsabilità di potere,avremo buttato le basi per realizzare una società con moralità certificata in cui chiunque prima di assolvere un compito a cui è chiamato ci penserà un milione di volte se ne è all’altezza ed accettarlo.
Chiedo scusa per le divagazioni, tornando al TFR di cui i lavoratori sono gli unici proprietari,sono convinto ,al di là del sopruso di chi deve gestire la cassa utilizzandolo per i propri comodi,è giusto che venga dato in busta paga ai lavoratori e con esso anche i contributi previdenziali e fiscali in modo che autonamente ognuno decida quello che vuole farne (avremo senz’altro un ritorno sociale di efficienza).
Scritto il 20-12-2009 alle ore 17:29
Spiace leggere parole parole e perdersi in inutili e sterili argomentazioni e’ solo un problema di etica sia individuale che di gruppo o di nazione …la storia insegna .
Scritto il 21-12-2009 alle ore 14:15
Ringrazio Guglelmo e Valerio per gli interventi.
Pur condividendo l’intervento di Guglielmo in larga parte, non credo che in Italia si stia vivendo in un regime monarchico…..soprattutto per quanto riguarda la legislazione sul lavoro.